martedì 26 febbraio 2008

PROVERBIO DEL GIORNO

Il poeta Giuseppe La Delfa Nuddu pueta è ascutatu o so' paisi

Nessun poeta è ascoltato al suo paese natìo

per contattarci . anteaspoesie@yahoo.it

domenica 24 febbraio 2008

FIGGHIA di Giuseppe La Delfa

video

Il poeta ANTEAS Giuseppe La Delfa legge la sua poesia FIGGHIA.

Si ringrazia l'amico Gino Cataudo per la ripresa video.

venerdì 22 febbraio 2008

MANGIAR SICILIANO - Seppie in umido

SIRACUSA - belvedere alla Fonte Aretusa SEPPIE IN UMIDO - ingredienti per 4 persone:
1 kg di seppie, 4 spicchi d'aglio, 1 cipolla, olio, sale, peperoncino rosso, prezzemolo, 200 gr di piselli sgusciati o congelati, 2 pomodori tagliati a pezzettini, mezzo bicchiere di vino bianco.
preparazione.
Pulire le seppie e tagliarle a strisce. In una casseruola, rosolare 4 spicchi d'aglio, i pomodori a pezzetti e una cipolla affettata. Mettere dentro le seppie tagliate a strisce e i piselli e lasciare friggere; versare quindi il mezzo bicchiere di vino e fare evaporare a fuoco vivo, quindi aggiungervi il sale, peperoncino rosso e prezzemolo abbondante.

Buona vista perchè a questo punto l'appetito non manca !!!

CANZONI D'AMORE DI UNA VOLTA

SIRACUSA straduzzi d'Ortigia
'Nta 'sta strata
ci sta n'amata quagghia
di quanti picciutteddi
fa muriri
ci n'è unu
ca ni mori e squagghia
pari piccatu di farlu muriri.
Ci riciti a sa mamma
ca si la 'ngaggia
mancu a la missa
la facissi jri
ca su pi' sorti
na sti manu 'ncagghia
la tegnu forti e nun la lassu jri
In questa strada ci sta un'amata quaglia (una bella ragazza) di quanti giovanotti fa morire, c'è uno che ne muore e perde peso, sembra un peccato farlo morire. Dite a sua madre che la tengo dentro nemmeno a messa la faccio andare che se per caso tra queste mani capita la tengo forte e non la lascio andare.


canto popolare


PROVERBIO DEL GIORNO - 22 febbraio - Santa Margherita

SIRACUSA - tramonto sul porto Cori forti cunsuma 'a cattiva sorti.

Chi è coraggioso stanca la fortuna

giovedì 21 febbraio 2008

COSI BEDDI - Cantu populari

Palermu tutta còcchira e cavaddi

a Murriali li jardina beddi (1)

Calatafimi grossi cascavaddi,

a Sciacca bacaruni e bacareddi(2)

Mazzara pigghia 'rossi li so' sardi

ed a Marsala vopi e asineddi.

a Trapani su' russi li curaddi,

e a lu Munti (3) li picciotti beddi.



(1) La Conca d'oro

(2) si dice: "Le brocche di Sciacca, tengono l'acqua fresca)

(3) Monte S. Giuliano, oggi Erice.

LU PORTU DI MISSINA - Cantu populari

MESSINA - il porto e la Madonnina "Vos ed ipsam civitatem benedicimus" LU PORTU DI MISSINA
Quantu è beddu lu portu di Missina
è chiddu chi criàu tanti dinari (1)
di quantu porti c'è, porta la cima
chi sempri sparma bannera riali;
cci su' 'ncostu Milazzu e Taurmina,
Mascali e tutti li beddi casali (2)
cu' cerca beddi, vaja a la Catina (3)
ca di Mascalucia su' naturali.

(1) per il porto franco

(2) I 13 casali della contea di Mascali: Nunziata, Tagghiaburza, Salunardu, Ripostu, Tutti Archifari, San Matteu, Macchia, Sant'Alfiu, San Giuvanni, Milu, Dàgala, Santa Maria 'a Strata, Giarri.

(3) Aci Catina

IL PORTO DI MESSINA - Quanto è bello il porto di Messina, è quello che creò tanti denari, di quanti porti son, porta la cima che sempre spiega la bandiera reale; le sono presso Milazzo e Taormina, Mascali e tutti i bei casali, chi cerca bellezze, vada ad Aci Catena, chè di Mascalucia son naturali.

MILAZZU, LU CIURI (strofa populari milazzisa)

Milazzo (ME)
MILAZZU, LU CIURI
Milazzu, dà Sicilia sì lu ciuri
pi tutti i furisteri sì 'na rosa;
pi mia ha statu sempri lu splinduri
e di lu munnu la cchiù bedda cosa!
MILAZZO, IL FIORE - Milazzo, della Sicilia sei il fiore, per tutti i forestieri sei una rosa; per me sei stata sempre uno splendore e del mondo la più bella cosa.
(strofa popolare milazzese)

'U SALUTU

SIRACUSA Il saluto fu lasciato da Gesù Cristo in terra come segno di fratellanza fra gli uomini:
Lu salutu lu lassau Diu
e gli stessi Angeli se ne servono:
Lu salutu è dill'Ancili
Vero è che secondo un proverbio il saluto è solo per chi lo merita o per chi ne ha diritto, onde si suole dire:
Duna 'u salutu a ccu ci tocca
ma una buona parola, un augurio a chi si incontra, specialmente in luogo solitario e in ora tarda, nell'entrare in una casa non propria, non fa male a nessuno, e si fa.

('nzignamenti dill'antichi)

POVIRU CIURI di Giuseppe Denaro

POVIRU CIURI
(sfogliando un libro)
'Ntra 'na tomba di carta, suttirrata,
ju ci truvai 'na morta marghirita,
e mentri leggiu, provu 'na vintata
di tristizza prufunna e infinita.
Poviru ciuri!... Quali manu 'ngrata
e capricciusa ti spizzò la vita?
Sta carta è tomba, è cruci ed è balata
e la macchiasti cu la tò firita.
Però la tomba di lu cori miu
è cca, 'nzemi cu mia, è lu me' pettu!
Apru lu libru e un ciuri mortu viju,
ma di stu cori, nuddu mai ha lettu
la tristi fini so'! Sultantu Diu
leggi ogni cori umanu, chiusu o apertu!
Giuseppe Denaro

(da CIANCIANI - A cura dell'A.N.M.I. Centro Culturale "G.Denaro" PALERMO)

PROVERBIO DEL GIORNO

(SIRACUSA - La Marina di notte) Diu a ccu voli beni, manna cruci e peni.

Dio manda dolori e pene, a chi vuole bene

mercoledì 20 febbraio 2008

STRETTO DI MESSINA

Un tempo, dicono, quello stretto non c'era,/ i due paesi erano uno, senza l'interruzione/ causata da una forza immensa e da un'enorme/ rovina (così il tempo può mutare le cose)/ il mare penetrò violentemente in terra/ separò con le onde i campi dell'Esperia da quelli siciliani, e scorre ribollendo/ come un fiume impetuoso fra le città e i coltivi divisi da due spiagge. (Virgilio: Eneide; c.III vv. 504-512 trad. di Cesare Vivaldi Ed. Edisco, Torino)

Così Virgilio parla della separazione della Sicilia con il resto dell'Italia, e poco dopo nel racconto che Enea fa a Didone delle proprie vicende, troviamo inserita questa descrizione di alcuni aspetti dei paesaggi dell'Isola.
Il porto, non turbato dal vento, è vasto e tranquillo/ ma li vicino Etna tuona con spaventose/ rovine; a volte erutta sino al cielo una nube/ nera, spire di fumo e di cenere ardente,/ leva globi di fiamme a lambire le stelle/ a volte scaglia macigni strappando via di slancio/ con un gemito rocce liquefatte, bollendo/ nel fondo del suo cuore. (c.III vv. 697-705)

IL TROMBONE - favoletta di Michele Perriera

Michele Perriera è nato a Palermo nel 1937. Si occupa attivamente di letteratura e di teatro, oltre ad essere impegnato nell'attività didattica e in quella giornalistica. Ha fatto parte di un gruppo di scrittori d'avanguardia noto come Gruppo 63. Ha scritto sia opere di narrativa che di teatro.
IL TROMBONE
Quando Giulietta si tuffò dal quinto piano, ebbero tutti l'esatta percezione di quanto fosse distratta. Non vollero che morisse. Le comprarono un salotto neoliberty, le permisero di fracassare i ninnoli e la ascoltarono o mostrarono d'ascoltarla nelle sue esecuzioni al trombone.
Perfino, le permisero di divorare i gatti dei vicini e di disegnare mastodontiche margherite sulle pareti al ducotone.
Giulietta si costruì pazientemente delle ali di farfalla. E una notte, nudissima con il suo trombone a tracolla, se ne andò per l'aria. Afferrò per i capelli un piccolo sporco ladruncolo (...) gli insegnò a suonare il trombone, gli fece le ali di farfalla e gli assegnò un settore della città perchè vi scegliesse i più idonei a suonare e volare, essendo sua "precisa intenzione" - così disse al ladruncolo infreddolito - di formare una banda musicovolante in grado di suonare ininterrottamente sorvolando tutta la città, "così i pigri possono vedere le alte prestazioni di chi lascia la terraferma, così pullulante di vermi marci e di virus debilitanti.
Il piccolo ladruncolo si catapultò.
Ritornò la terza notte con un seguito di nove musicovolanti.
Quando poi tutto sembrava pronto per il primo volo musicale dimostrativo, da dietro un palazzo-scatolone apparvero 5 vecchi volanti senza trombone. Raggiunsero Giulietta e i suoi piccoli amici, li costrinsero - minacciandoli con i violini - a seguirli e si aggraparono tutti infine ad un cirrocumulo bislungo(1) orlato di rosa e in via di scioglimento.
Qui Giulietta ebbe una medaglia del circolo aereomodellisti più qualificato, il brevetto delle ali e il bollo sulle natiche. Infine tutti la baciarono (...) e il più lungo dei 5 vecchi (...) la invitò a guardare dentro un cannocchiale elettronico. Giulietta vide così la terra popolata di gente nuda intenta a suonare il trombone.
Ebbe un capogiro, rotolò sull'orlo del cirrocumulo rimbalzò su tre nuvole e sparì nella troposfera(2).
Ora il suo trombone è al museo.
(1) cirrocumulo bislungo = Un tipo di nuvola che si forma ad alta quota e che è caratterizzata da un aspetto fioccoso e dal colore bianco. Qui ha una forma bislunga, è, cioè, allungata.
(2) troposfera = la zona di atmosfera più vicina alla terra.

LA LEGGE MERLIN COMPIE 50 ANNI







(In alto la Senatrice Merlin e tre fotogrammi dal film ARRANGIATEVI con Totò e P. De Filippo)
Il 20 febbraio 1958 entrava in vigore una legge che avrebbe cambiato i costumi degli italiani, appena usciti da una disastrosa guerra. Era firmata da una Senatrice della Repubblica, Angelina Merlin.
La legge imponeva la chiusura delle case di tolleranza, quelle che da sempre venivano definite "case chiuse" perchè una legge borbonica obbligava a tenere tutte le finestre chiuse. Era la fine di un'epoca.
Di Siracusa 50 anni fa, ricordo le numerose carrozze, le navi che ormeggiavano al porto, la Stazione Marittima funzionante a pieno ritmo, con i viaggiatori che scendendo là erano praticamente in Ortigia.
Il post sottostante, riguardante I CARCARI, il quartiere siracusano più povero, descrive l'ambiente dove erano ubicate queste case chiuse. Oggi alcune di esse sono state trasformate in B&B ... qualcuno a distanza di 50 anni ancora si domanda: era meglio ieri quand'erano aperte o oggi?

martedì 19 febbraio 2008

SAGRA DELLA SALSICCIA A CHIARAMONTE

Caratteristica principale a Chiaramonte prov. Ragusa, è la cucina a base di carne di maiale, che vede cone protagonista la rinomata salsiccia alla quale è dedicata questa manifestazione. In un'atmosfera allegra si svolge la Sagra della salsiccia, il prelibato insaccato viene sulle braci a fuoco vivo nelle piazze del paese.

POETI FAMOSI - Giovanni Meli

L'ACQUA
L'acqua nun fu fatta no pri maritàrisi;
l'acqua fu fatta pri stàrisi virgini,
o 'ntra lu mari, o 'ntra ciumi, o 'ntra nuvuli,
o 'ntra laghi, o 'ntra puzzi, o 'ntra funtani,
pri li granci (1) li pisci e li giurani (2);
si l'ògghiu ci junciti, si sta supra;
'mmiscata cu la terra fa rimarri (3)
'mmiscata cu lu vinu fa catarri.
GIOVANNI MELI

(1) granchi (2) rane (3) pozzanghere, fango.

L'ACQUA - L'acqua non fu fatta no per maritarsi;/ l'acqua fu fatta per starsi vergine/o nel mare, o nei fiumi, o nelle nuvole/ o nei laghi, o nei pozzi, o nelle fontane/ per i granchi, per i pesci e per le rane/ se l'olio vi aggiungete, si sta sopra/ mescolata con la terra fa fanghiglia/ mescolata con vino fa catarro.

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PARRARI 'N SICCU

Essiri 'ffamigghiatu - avere famiglia piuttosto numerosa.
Cacari figghi - partorire figli in abbondanza e con disinvolta facilità.
'Mbarcari figghi - mettere in casa (in barca) numerosa prole.
Mèttiri casa e famigghia - Metter su casa e famiglia
Essiri di famìgghia - appartenere alla famiglia
Essiri 'u pileri dda' casa - la colonna di sostegno della famiglia
Essiri 'u vrazzu drittu - il braccio destro, l'aiuto e la guida attenta e generosa
Strògghiri 'a mìruta - slegare la "mìrula" (ragazza da marito) acconsentire che si sposi
Siminari figghi - mettere al mondo figli un po' dovunque, in seno e fuori della famiglia
Essiri cagna figghiarola - dicesi di donna assai prolifera, come una cagna
Purtari 'u biviruni famigghi famigghi a tutti 'gnuni - portare la brodaglia (informazioni) di casa in casa, dovunque; popolare qualche notizia che si dovrebbe tenere riservata all'intimità familiare.

lunedì 18 febbraio 2008

PROVERBIO DEL GIORNO

(Vulcano ETNA - Catania)
ccu è sutta ppo' cchianari e ccu è supra ppo' scinniri
Chi sta sotto può salire e chi sta sopra può scendere
(Il proverbio si riferisce - chi è povero può diventare ricco, e viceversa)

domenica 17 febbraio 2008

JOCA 'I 'NA VOTA


Pisi pisella
culuri di cannella
cannella accussì fina
pi' Santa Marina
Marina e mulinaru
pi' Santu Piscaru
Piscaru e piscaruni
nesci tu e mettiti 'nta 'gnuni
Pisi pisella
colore di cannella
la cannella è così sottile
per Santa Marina
Marina e il mulinaro
per Santo Pescaro
Pescaro e pescarone
esci tu e mettiti all'angolo
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CANZUNI DI SDEGNU

(Portopalo SR)
Haju statu
cavadduzzu disiatu
disiateddu
di li me' patruni,
'nta 'na vacila d'oru,
abbiviratu
d'oru e d'argentu
la me' manciatura
ora mi sentu
na 'mmargiu ittatu
li peri
m'a sirratu la pastura (4)
Sono stato un cavallino desiderato, desiderato dai miei padroni, attingendo da una brocca d'oro, bevevo, d'oro e d'argento la mia mangiatoia ora mi sento nel fango gettato e piedi mi hanno legato con la fune.
(4) fune fatta di peli della coda e della criniera del cavallo.

CANZONI D'AMORE DI UNA VOLTA

(Portopalo SR - porto) Stanotti bedda
'n sonnu mi vinisti
e 'nto me' cuscinu
t'appuggiasti
di quanti carizzeddi mi fcisti
sparti di li vasati ca mi dasti
l'ingrati porti comu li rapisti?
comu senza chiavuzza
li sfirmasti?
quannu m'arruspigghiai
e nun ti visti
chi chjaia 'nto cori
mi lassasti...

Stanotte bella, nel sogno sei giunta e sul mio cuscino ti sei appoggiata, di quante piccole carezze m'hai fatto, oltre ai tanti baci che m'hai dato, le ingrate porte come le hai aperte? come senza chiave sei entrata? Quando mi sono svegliato e non t'ho vista ... che ferita nel cuore m'hai lasciato

PROVERBIO DEL GIORNO

(Fontane Bianche - SR)I lonchi sunu chini 'i ventu
e i curti chini 'i sentimentu

Le persone alte sono vuote (piene di vento) quelle basse piene di sentimento!

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sabato 16 febbraio 2008

JOCA 'I 'NA VOTA


Putia putia a mamma nun c'è
ca 'gghiutu 'o mulinu
e porta un saccu chinu
chinu di manna
e chinu di stuppa
veni la ciaula
e si l'ammucca!
Putia putia la mamma non c'è/ è andata al mulino/ e porta un sacco pieno/ pieno di manna/ pieno di stoppa/ viene la gazza ladra/ e se lo mangia tutto...

PROVERBIO DEL GIORNO


I megghiu scerri ssu cche' parenti
Le peggiori liti sono tra parenti

CANZUNI DI SDEGNU

- Bonasira, biddizza, chi faciti?
- Ju nenti fazzu pirchì mi spiati?
- Vi spiu ca sapurita mi pariti
- E di li biddizzi mei, chi ni spirati?
- Vi spiu suddu li porti mi 'rapiti
- Porti nun vi nni rapu no, 'nchianu ristati
- Rapiti ca muriri mi faciti
- Muriti ca nun vi n'haju pietati

Buonasera bellezza cosa fate?/ Io non faccio nulla, perchè mi chiedete?/ Vi chiedo perchè bella mi sembrate/ E delle mie bellezze che ne sapete?/ Vi chiedo per vedere se le porte mi aprite/ Porte non ve ne apro no, fuori rimarrete/ Aprite perchè mi state facendo morire/ Morite pure perchè di voi non ho pietà.

per contattarci: anteaspoesie@yahoo.it

CANZONI D'AMORE DI UNA VOLTA

(SIRACUSA - cortile)
Amuri amuri
mettiti 'n camminu
ca ju mi mettu
'n camminu ccu tia
Di fimmina
mi vestu a uomininu
e mi ni vegnu
a la chiana ccu tia
E poi arrivannu dda'
chi ci dicemu?
semu 'n frati e nasoru
a la stranìa

Amore amore/ mettiti in cammino/ che io mi metto/ in cammino conte/ Da donna/ mi travesto a uomo/ e vengo dietro a te/ per la pianura/ E poi arrivando là/ cosa diciamo?/ siamo un fratello e una sorella/ forestieri

venerdì 15 febbraio 2008

'A MATALOTTA di Giuseppe Barbagallo

video

'A MATALOTTA poesia di Giuseppe BARBAGALLO - voce di Armando Carruba, realizzazione videoclip Gino Cataudo.

MANGIAR SICILIANO

ZUCCHINE RIPIENE
Cucuzzeddi cca' carni o' furnu
ingredienti: 1 kg zucchine, 300 gr carne tritata, 1 cipolla di media grandezza, 30 gr di capperi, 50 gr olive verdi, qualche cucchiaio di salsa di pomodoro, basilico, sale olio.
preparazione 1 ora.
Sbollentate le zucchine per 10 minuti. Scolatele, fatele raffreddare e tagliatele in due nel senso della lunghezza.
Con un cucchiaino togliete la polpa che metterete da parte in una ciotola.
Ottenete delle barchette che sistemerete in una teglia unta d'olio. Nella ciotola con la polpa delle zucchine, aggiungete la carne, la cipolla, i capperi, le olive e il basilico tritati, qualche cucchiaino di salsa di ponodoro per legare meglio il composto.
Impastate bene, distribuite l'impasto nelle barchette, versate un filo d'olio e mettete in forno caldo per 30 minuti circa.

MANGIAR SICILIANO - Trippa

ingredienti per 4 persone:
500 gr. di trippa, due carote, una costa di sedano, una cipolla, origano, passata di pomodoro, olio extravergine d'oliva, sale.

procedimento:
Questo è senz'altro un piatto antico siciliano! Tagliate la trippa in striscioline e lavatela accuratamente. Affettate le verdure e soffriggetele in due cucchiai d'olio. Aggiungete la trippa e rosolatela per cinque minuti. Aggiungete un bicchiere di acqua o brodo, poco pomodoro, l'origano e portate a cottura per circa 45 minuti finchè il brodetto non si sarà addensato.

Visitate il sito - http://www.anteasnazionale.it/

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MANGIAR SICILIANO - Olive nere alla brace

Ingredienti per 4 persone:
400 gr. di olive nere conservate, 1 spicchio d'aglio, olio d'oliva extravergine, aceto, pepe, peperoncino, origano.
Preparazione:
Avvolgere le olive nere in un foglio di carta oleata e deporre il cartoccio in mezzo a cenere di brace ancora calda. Lasciare cuocere per circa mezz'ora. Togliere la carta oleata, sistemare le olive in un recipiente e condirle con olio, aceto, pepe, peperoncino, origano e lo spicchio d'aglio tritato. Servire ancora tiepide.

MANGIAR SICILIANO - Insalata di arance e aringhe



Ingredienti per 4 persone
6 arance sanguinelle o tarocchi, 2 aringhe affumicate, 2 cipolline scalogne nuove, 1 mazzetto di prezzemolo, olio d'oliva extravergine, sale e pepe.
Preparazione
Sbucciate e tagliate le arance a tocchetti o spicchi. Eliminate gli eventuali semi e sistematele in una insalatiera. Aggiungete le aringhe sminuzzate e condite con olio, sale e pepe. Tagliate le cipolline a listarelle sottili e aggiungetele nell'insalatiera guarnendo con una spolverata di prezzemolo.

mercoledì 13 febbraio 2008

PROVERBIO PER SAN VALENTINO

ppi San Valentinu 'u zitu è vicinu - per San Valentino il fidanzato è vicino.

Nel giorno di San Valentino, ai tempi dde' canonici 'i lignu, ogni zitella che desiderava conoscere se si fosse maritata e quale press'a poco la figura e l'età del marito, si affacciava alla finestra o sulla porta una mezz'ora prima che spuntasse il sole. Se in quella mezz'ora non passava nessuno, si poteva mettere l'animo in pace, niente matrimonio! Se invece passava, le nozze erano certissime! e dall'età e dalla figura del passante, si presagivano l'età ed i pregi personali del futuro marito!

Cosi 'i 'na vota! cosi... cosi... cosi...

PROVERBIO DEL GIORNO


A frivaru
chiovi chiovi
notti e jornu
paru paru
A febbraio
piove piove
notte e giorno
senza sosta
per contattarci: anteaspoesie@yahoo.it

IL BALLO DELLA CORDELLA


martedì 12 febbraio 2008

VENTU D'AMURI di Sebastiano Giuca

(scoglio detto I DDU FRATI - I DUE FRATELLI)

VENTU D'AMURI

Ciuscia cchiù forti ventu d'amuri

ca li sireni stannu a cantari

Sicilia bedda di lu me' cori

ogni matina ti vogghiu taliari.

Ventu d'amuri ca ciusci di mari

e la me' terra ti veni a vasari

portami 'n pocu di paradisu

scrusciu d'amuri e mari pulitu.

Cantami ancora sti duci paroli

ca suspirari mi fannu l'amuri

ma quantu sentu 'u to' profumu

t'abbrazzu forti di tia m'annammuru.

Sebastiano Giuca

Pensieri da MALAVOGLIA di G. Verga


Magghi di rizza su' proverbi e sintenzi 'nto rumanzu 'I MALAVOGGHIA di G. Verga, e tanti d'iddi pàrrunu 'i famigghia, su' 'nsignamenti 'i vita, hanu 'na vuci di saggizza patriarcali, chi pari nisciuta dde' paggini dda' Bibbia o di chiddi ddo' Vangelu.
Maglie di rete sono proverbi e sentenze nel romanzo I MALAVOGLIA di G. Verga, e molti di essi parlano di famiglia, sono insegnamenti di vita; hanno una voce di saggezza patriarcale, che sembra uscita dalle pagine della Bibbia o da quelle del Vangelo.
per contattarci: anteaspoesie@yahoo.it

VERSI POPOLARI

LU 'NGUI', LU 'NGUI', LU 'NGUA
L'omu ca si sta libiru
sempri scialannu sta,
allegru e cuntintissimu
'nta la filicità.
Ma poi si ppi disgrazia
si accasa ed è papà,
o quanti è bruttu sentiri
ddu 'nguì, ddu 'nguì, ddu 'nguà.
Li donni su la causa
ppi fari 'ncatinari
ad un poviru giuvani
ca schettu nun sa stari.
Arrassu ddi dda giuvina
ca schittulidda sta,
si ci 'ncugnati, giuvini,
la guerra vinirà.
Poi veni la giustizia
spusari vi la fà,
e quantu è bruttu a sentiri
lu 'nguì, lu 'nguì, lu 'nguà.

VERSI POPOLARI

MALATU E' LU ME' AMURI
Malatu è lu mè amuri, e nun mi parra,
lu 'mmasciaturi cci vurria mannari,
mannari quattru medici di Spagna,
di S. Franciscu lu patri Priuri;
'n tabbutu ci lu fazzu di castagna,
di aranci e di lumei li sepulturi
si l'angili calassiru ppri l'arma
lu so corpu s'unissi ccu amuri.

L.Vigo Raccolta Amplissima

CANZONI SICILIANE

JARUFANEDDU
- E jarufaneddu d'amuri
ju ppì tia mi trovu ccà
Ohilì, ohilà
- E si tu ssi veru amuri
lassi ddocu e veni ccà
Ohilì, ohilà
- E ju ddocu nun vegnu
si nun mi duni 'a manu tu
Ohilì, ohilà
- E ju manu nun ti nni dugnu
schetta mi staju ca nenti ci fa
Ohilì, ohilà
- E nun vidi ca ti babbìu
e ti sequitu a babbìa
Ohilì, ohilà
- E nun vidi ca l'albiru penni
e la fogghia ohilì, ohilà
Ohilì, ohilà. -

GAROFANELLO - E garofanello d'amore/ io per te mi trovo qua/ohilì, ohilà/ E se tu sei vero amore/ lascia lì e vieni qua/ ohilì, ohilà/ E io lì non ci vengo/ se non mi dai la mano tu/ ohilì ohilà/ E io mano non te ne do/ nubile resto che niente ci fa/ohilì, ohilà/ E non vedi che ti scherzo/ e ti seguito a scherzare/ohilì, ohilà/ e non vedi che l'albero pende/ e la foglia ohilì, ohilà...

lunedì 11 febbraio 2008

Quannu i carritteri cantavunu, era puisia.



Bedda ca nascisti a la Licata
- unni nascisti tu, rosa pulita -
a Muntidoru fusti vattiata
cu fasci d'oru e fasciuna di sita;
ca di Palermu t'arrivò 'a doti
e di Missina 'na vesti di sita.
Ccu ddi capiddi tò, ca su di fata
ti tiri l'omu cu la calamita.
Bedda ca li facisti quinnici anni
fatti la rizzimedda e jamuninni
ca m'a tinutu 'ntra dulura e affanni
lassa a to pà e mà e fujemuninni;
lu litticeddu è di pampini di canni
lu chiumazzeddu di cuttuni e pinni
venatinni ccu mia, amuri granni
pigghia 'a rizzimedda e jamuninni

domenica 10 febbraio 2008

PROVERBIO DEL GIORNO

Cu bedda voli appariri, havi a patiri.
Bisogna soffrire per apparire bella-

venerdì 8 febbraio 2008

poesia


Questi versi sono stati pubblicati su SIRACUSA NUOVA il 14 luglio 1962, se ne sconosce l'autore.
Quannu mi vasi la matina,
sentu 'nt'o cori 'na cosa supraffina.
Passa lu jornu e l'anima mia suspira,
aspittannu lu vasu tò di la sira.
Ma lu mè cori mai sbatti 'ccussì forti
comu quannu mi duni 'n vasu 'nti la notti.

JOCHI 'I 'NA VOTA - Arancio, pera, limone e mandarino

Amanti di questo gioco erano le bambine. Si ci procurava una corda di circa 7 metri: due bambine la tenevano per le punte e la facevano girare. Nello stesso tempo, ripetevano alcuni nomi di frutta che i bambini si erano dati in precedenza: arancio, pera, limone e mandarino.
Nel frattempo le bambine saltavano la corda. Era considerata più brava la bambina che riusciva a saltare di più. Spesso qualche bambina, brava nel saltare, riusciva ad inserirsi nel gioco mentre ancora la corda girava.
Le altre bambine che giravano la corda, la incoraggiavano dicendoci "trasici, trasici llà, trasici trasici llà!"

(da QUANN'ERUMU CARUSI di Alfio Caltabiano)

mercoledì 6 febbraio 2008

PROVERBIO DEL GIORNO proposto da Giuseppe La Delfa

I poviri nun hanu parenti

I poveri non hanno parenti

Les malheureux n'ont point de parents

The poor haven't relations

lunedì 4 febbraio 2008

Serata danzante con i DUE PPIU'

Apre le danze, il segretario della FNP CISL di Siracusa Pasquale Garipoli e gentile signora.

Serata danzante con i DUE PPIU'

... seguito a ruota da Agostino La Fata e gentile signora.