martedì 9 febbraio 2010
giovedì 24 dicembre 2009
BUON NATALE !
martedì 10 novembre 2009
SARAUSA BEDDA
Questo video è un omaggio al mai dimenticato attore siracusano Mimmo Rinaldo, scomparso ai primi di luglio del 1982, e vuol anche essere una dimostrazione come una poesia dialettale, scritta in maniera più sgrammaticata possibile, ma - come si suol dire - con un cuore grande come una maidda, possa essere superiore a tante e tante scritte dai soliti "pappapani" culturali.
Sarausa bedda, questo è il suo titolo, ha tutta una storia. Eravamo molto legati con Mimmo Rinaldo (ex capostazione della Targia) tante e tante trasmissioni radiofoniche nelle emittenti locali e insieme in qualche lavoro dialettale teatrale.
Una sera d'autunno, m'invitò ad una mangiata di cozze in Ortigia in una nota osteria, aveva ricevuto l'ultima trance della liquidazione dal lavoro. Dopo cena una passeggiata alla Marina e lì abbiamo trovato un fazzoletto legato! Abbiamo pensato subito ai soldi !!! era invece questa poesia che Mimmo Rinaldo aggiustò e continuò a farlo al caffè del c/so Gelone l'Agip, all'epoca ritrovo d'artisti traslocati dal caffè Centrale di piazza Archimede.
A forza di ripetere, questi versi piacquero anche al leader di un gruppo folcloristico che togliendo, per esigenze musicali, alcuni versi la trasformò in una bella canzone, sentita anche da altri gruppi.
Questa che ascolterete è una registrazione radiofonica del 1979, una stupenda voce dialettale come quella di Mimmo Rinaldo non poteva star chiusa in un cassetto.
Armando Carruba
sabato 7 novembre 2009
SAN MARTINO - la festa a Siracusa

Più che una festa religiosa la ricorrenza di San Martino la si può definire una sagra popolare che festeggia l'arrivo del vino nuovo.Fino agli inizi del novecento questa sagra veniva realizzata nei quartieri popolari di Ortigia che in quella occasione si trasformavano in palcoscenico dove la gente rappresentava uno spaccato di vita popolare.
Quei cortili, quelle piazze si animavano con canti e balli in attesa che arrivassero i carretti con le botti del vino nuovo.
La taverna era il punto centrale dove si ritrovava la gente, fedele al vecchio detto:
La morti di lu purpu è la cipudda
la vita dill'omu è la taverna!
'U zuccaru preparava i sanfurricci, bastoncini di miele e zucchero, vera delizia per i carusi. L'odore delle castagne arrostite si intrecciava con la possente voce del vanniaturi che annunciava:
E' San Martinu, zippuli e vinu
llicca mommu e favi caliati
sarausani, siti ammitati.
Ceste di zippuli, dolce della cucina povera siciliana, venivano offerte condite col miele, zucchero e vino cotto di carrubba mentre il venditore di sangunazzu e robba cotta offriva la sua merce condita di allegre illusioni.
Ed ecco, dal fondo della strada, spuntare i carretti 'mpinnacciati, capolavori di un'arte popolare che si estrensicava attraverso questi gioielli ancora vivi nei nostri ricordi.
Attorno quei carretti carichi di vino si snodavano balli e canti popolari mentre 'i tavirnaru offriva la vippita con generosa allegria. Questo modo di far festa, arricchito di tanta spontanea partecipazione, donava alla gente gioia e spensieratezza rendendola protagonista di una realtà antica e nuova.
armando carruba
venerdì 23 ottobre 2009
LA FESTA DEI MORTI

Tra le cose che rimpiango della mia fanciulezza, c è LA FESTA DEI MORTI, un'usanza gentilissima che si viveva solo in Sicilia, dove nella tristezza del giorno che commemora i nostri cari defunti, solo i bimbi sorridevano e lo scoppiettio delle loro pistole faceva da compenso a quel malinconico silenzio di chi pensava a chi non era più tra noi.
Che ansia per noi ragazzini la sera del primo novembre! Si preparava un cesto grande, quello in cui la mamma metteva la biancheria da stirare; ed il cesto seppur grande, era piccolo per la nostra avidità.
Ad alta voce esprimevamo i nostri desideri: Voglio che i morti mi portano la pistola a capsi con scolpita la testa dell'indiano, come quella vista sui carrettini a piazza Pancali! Mio fratello, che era più grande, desiderava ardentemente il fucile a piumini, che negli anni cinquanta era in vendita libera.
I nostri genitori ascoltavano i nostri discorsi e si scambiavano occhiate che a noi sfuggivano.
Per farci dormire o comunque farci stare buoni a letto, mio padre raccontava storie da far rizzare i capelli ad un tignuso! (calvo)
Cosa curiosa, invece di stare svegli come ci eravamo ripromessi di fare, finivamo per cadere in un sonno pesantissimo, ed eravamo svegliati dagli scoppiettii delle pistole a capsi e fulminanti dei ragazzini del vicinato.
Allora lanciando urla feline, ci precipitavamo in camera da pranzo, che fungeva pure da salotto, e meraviglia delle meraviglie, i morti ci avevano portato tutto quello che noi per tanto tempo avevamo desiderato, eccetto il fucile a piumini di mio fratello, perchè avevano lasciato scritto era troppo pericoloso.
Eravamo così felici dei nostri giocattoli che li portavamo al cimitero; e lì ci riunivamo sulla collinetta a giocare agli indiani.
Il 2 novembre era una giornata da Far West in tutta Siracusa: ai Villini, ai vicoli Zuara e Giuliana, in Ortigia, alla Borgata etc.
Poi il 3 novembre tutti a scuola in via G.B. Perasso, ed una volta in classe la domanda spontanea e più frequente sulle labbra dei ragazzini era: Chi ti lassaru i morti? (cosa t'hanno lasciato i morti?) perchè i morti si distinguevano in ricchi e poveri in base ai regali che facevano.
La maestra ci ripeteva dieci, cento, mille volte che non era LA FESTA DEI MORTI ma LA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI, povera maestra, non essendo siciliana, non poteva capire quest'usanza. Quando un compagno di giochi più grande di me, mi disse chi in realtà fossero i morti che facevano regali ai bambini ci rimasi male.
E' passato tanto tempo, i bambini sono cambiati, non giocano più in strada come una volta, chiusi come sono nelle case in condominio ed in quartieri dormitoio con gli occhi fissi sul computer o al televisore.
Non so se questa meravigliosa favola dei morti siciliani resiste ancora, anche se sarà inevitabile che su questa usanza il tempo scriverà la parola fine.
(da I RAGAZZI DEL MOLO S. ANTONIO di Armando Carruba)
mercoledì 21 ottobre 2009
Giuseppe Vultaggio
lunedì 19 ottobre 2009
SICILIA CANTA E CUNTA regia Giorgio Guarnaccia
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