venerdì 18 giugno 2010

Comu si maritaru Jachinu u vruccularu e Betta Arripizzatu di nobili casatu - di Federico Vaccaro

'U TRAMUNTU SARAUSANU di Giuseppe Barbagallo



'U TRAMUNTU SARAUSANU

Quannu tramunta 'u suli
a la marina
e ri russu
si culura l'unna,
'nta 'st'unna tremula,
'nta 'st'unna ca camina
c'è 'na varcuzza
ca pari c'affunna.

'Na nuvula
si cancia ri culuri,
'ntò molu
cu 'na canna 'n piscaturi,
'nt'o celu
'na niura filagna
ri passariddhuzzi
ca tornunu 'ra campagna.

'Nu scogghiu
ca si lassa accarizzari,
ri l'unniceddha
ri 'stu beddhu mari.

'Stu quatru
'u fici Diu, cu la so' manu
e lu chiamò:
tramuntu... però sarausanu!

Giuseppe BARBAGALLO

per contattarci - anteaspoesie@yahoo.it

venerdì 11 giugno 2010

MUSEO FLORIDIA



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giovedì 10 giugno 2010

LIDO PLAYA - Unni si lavavanu ì scecchi - (da I RAGAZZI DEL MOLO S. ANTONIO di Armando Carruba)

Spazio dove negli anni '50 c'era il Lido Playa.

LIDO PLAYA
Alla Marina c'era un casotto in legno vicino al mare; era la biglietteria per prendere i vaporetti che portavano al Lido Azzurro o al Lido Fazzina, meglio conosciuto come 'a Playa; in seguito fu soppresso il servizio per il Lido Fazzina e finchè durò rimase quello che dalla Marina attraversando il porto giungeva alla sponda opposta, il Lido Azzurro.
Il costo del biglietto negli anni '57/58 era di 35 lire per una sola corsa e 60 lire andata e ritorno.
I ragazzini delle Carcare, Pantheon, Puzzu 'ngignieri e dintorni, per raggiungere 'a Playa raramente utilizzavano il famoso vaporetto; i più grandicelli prendevano in prestito la bicicletta di famiglia, l'automobile la possedeva soltanto l'elite siracusana, e portando un compagno di giochi sulla canna e l'altro sul portabagagli, raggiungevano pian pianino la spiaggia.
Il mezzo più comune per tutti, era quello di cavalcare le scarpe, poichè facilmente si sarebbe potuto ottenere un passaggio, data l'assidua presenza in strada di carretti trainati da cavalli da tiro che prendevano la merce al mercato ortofruttifero all'ingrosso ('a dugana),
I carrettieri erano ben disponibili a far salire i ragazzini e, spinti da quest'ultimi, il più delle volte ingaggiavano con qualche collega una simpatica corsa, colorita da frasi dialletali di sfottò.
Il Lido Playa era la spiaggia dei poveri perchè spesso si potevano incontrare in acqua persone ed animali da soma, ed è per questo motivo che questo luogo ancora oggi viene ricordato unni si lavavunu ì schecchi.
Su quella sabbia intere famiglie si stendevano fin dalle prime ore del giorno, costruendo capanne con le canne e vecchi teloni, i ragazzini sempre a correre, ad attendere l'arrivo ddo' papurinu per poi fare un tuffo da sopra, a giocare a palla o a rimuovere a mare la sabbia cercando conchiglie.
Chi non sapeva nuotare si forniva di una vecchia camera d'aria rattoppata, e all'ora di tornarsene a casa, di corsa a lavarsi con il sapone nelle fredde acque del fiume.
Oggi abbiamo altri lidi, abbandoniamo la città, le usanze, le tradizioni; il Lido Azzurro (unni abballavanu ì pulici) e la Playa (unni si lavavunu ì scecchi) non esistono più, questo lido non è più la spiaggia di un tempo, sepolta da una fitta vegetazione spontanea di cardi spinosi e rovi pungenti.
Un cartello informa in quattro lingue che non si può fare il bagno, la sabbia non la si vede quasi più e quella che c'è è popolata da ogni tipo d'insetto.
Di questa spiaggia rimane solo il ricordo di una fanciullezza riposta nel cuore di chi l'ha vissuta, dove nessun vento la potrà mai portare via.
Armando Carruba

'A SIGNURINA

'A SIGNURINA
Negli anni 30/50, una meravigliosa imbarcazione di colore bianco, collegava direttamente Siracusa a Malta ogni giorno. Ed ogni giorno, i visitatori, fossero molti o fossero pochi, venivano prelevati alla Stazione Marittima ma un minibus che poi li portava a pranzo.
Questa imbarcazione, si chiamava MISTER MISTER, poi affondò e fu
ribattezzata STAR OF MALTA ed infine CAVALIERE DI MALTA, ma era comunemente conosciuta come 'A SIGNURINA, proprio per quel bianco candido che ne caratterizzava lo scavo.

lunedì 31 maggio 2010

PRIJERA DA MUGGHIERI DU' MARINARU


San Giusippuzzu, faciti bon tempu
c'haju 'u beddu miu supra lu mari.
Tri 'ntinni d'oru e tri vili d'argentu;
San Giusippuzzu l'aviti a scansari.
E arrivannu ddà in salvamentu,
'na littra ppi pietà m'hata a mannari,
ccu tri paroli scritti 'ntra lu menzu.
Comu ti l'ha passatu supra 'u mari?
PREGHIERA DELLA MOGLIE DEL MARINAIO - San Giuseppe, fate sia buon tempo/ che ho il mio bello per mare/ Tre antenne d'oro e tre vele d'argento/ San Giuseppe, dovete voi preservarlo/ E arrivando là a salvamento/ una lettera, per pietà, fate che mi giunga,/ con tre parole scritte nel mezzo/ E come te la sei passata sul mare?

5 TERMINI MARINARESCHI

abbinnatura - bendatura, l'atto di porre le bende alle vele per rinforzarle nei punti in cui sono aperti gli occhietti;
abburdari - abbordare; l'avvicinarsi al bordo, l'accostarsi di una imbarcazione con un'altra;
abbuzzari - abbozzare; legare la gomena alle bozze dopo gettata l'ancora;
acitulena - lanterna ad acetilene, adoperata per la pesca dei totani e dei calamari;
acqua tunnara - acqua tonnara; specchio d'acqua dove si sistema la tonnara.